15# Chi, Cosa, Come, Dove ..e Perché: il Picolit, storia di 1 vino imperfetto

 

Picolit….. da tutti è definito come “Il vino più nobile del Friuli”, una vera chicca dell’enologia italiana.La particolarità di questo curioso e delicato vitigno è infatti la parziale e (fortunosa) imperfetta fecondazione del fiore, che determina la crescita di pochissimi e concentratissimi acini per ogni grappolo.

Da dove nasce???

Le sue origini sono ancora avvolte nel mistero: il nome del vino e del vitigno deriva “PICOLIT” sembra attribuibile al termine “pecòl – picòl” cioè “peduncolo” in quanto tende a sottolineare la morfologia di un grappolo dal peduncolo rossiccio e di grosse dimensioni. La prima attestazione storica del Picolit risale al 1682 in un atto testamentario si parla di: “Un caratello di Vino Piccolit dolce”, anche se fino al 700’ rimase un vino sconosciuto.

La vera storia e fama sono legate infatti alla vita dell’agronomo e Conte Fabio Asquini da Fagagna (1726-1818), il quale pur essendo astemio, riuscì ad impostare un vero e proprio progetto commerciale e promozionale nella seconda metà del secolo: il vino veniva venduto, sfruttando lo snodo commerciale di Venezia, nelle principali città e corti europee (nei territori asburgici per lo più) ed anche presso i Papi. L’operazione era redditizia grazie all’alto valore aggiunto del vino (29 volte più caro della media dei prezzi di vino comune dell’epoca), alla buona conservabilità ed alla clientela selezionata: nel 1785 raggiunse il massimo di 4757 bottiglie da 0,61 litri vendute. Già nei primi anni dell’800’ e contemporaneamente alla morte di Asquini, il Picolit aveva iniziato una lenta decadenza anche se continua ad essere citato da vari autori: il toscano G.Gallesio lo inserisce ad esempio come unica uva friulana (Uva del Friuli o Piccolitto) nel suo “Pomona italiana ossia Trattato degli alberi fruttiferi” e ci riferisce di un sistema di produzione simile al metodo “solera” utilizzato per produrre lo Cherry ed il Malaga.

La resurrezione moderna è legata alla famiglia Perusini agli inizi del 900’ presso la Rocca Bernarda. Giacomo Perusini iniziò con rifondare l’antica vigna di Picolit cercando di trovare una soluzione al principale problema del vitigno: la sua scarsa produttività; col merito di riportare in auge la fama del vino grazie ad una maniacale cura della qualità che si espanse e continuò nei decenni avvenire, fino a coinvolgere appassionati e giornalisti: a tal proposito Luigi Veronelli nella prima edizione dei “Vini d’Italia”scrisse: “Non credo vi sia in Italia vino più nobile di questo…potrebbe essere orgoglio di tutta la nostra enologia solo se si riuscisse a stabilizzarne la coltura e la vinificazione”.

Col “Decreto 30 marzo 2006”  il Ministero delle P.A. e F. ha riconosciuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita DOCG del vino“Colli Orientali del Friuli Picolit”.

Ma com’è al naso e in bocca questo fiore all’occhiello??

Il Picolit , le cui uve vengono vendemmiate a mano in autunno, poste in fruttaio, per l’appassimento di 60 giorni circa (perdendo così il 40% del peso), diraspate e pigiate e finalmente messe a fermentare (parte in vasche d’acciaio inox, parte in barrique di rovere) appare come un vino dal colore oro brillante.

Il profumo delicato e avvolgente rimanda al miele, alla crema pasticcera e alla pesca bianca. Al palato affascina per la sua trama compatta, la piacevole e intensa dolcezza. Eventuali anche i sentori di legno, a seconda del periodo di permanenza in botte e del grado di invecchiamento.

E come degustarlo al meglio??

Ovviamente, va sempre inizialmente assaggiato da solo, per coglierne la complessità che deriva dall’appassimento e invecchiamento attraverso le marcate note alcoliche (per il DOCG, il disciplinare prevede un minimo di 15%!)

Da sempre vino da meditazione, riserva piacevoli sorprese in accoppiata con con il patè di fois gras, la ricotta di bufala e miele di acacia e anche con pasticcini al burro o alla crema. Notevole anche con formaggi freschi come la Robiola e la Tuma de paia.

Non ci resta che provarlo!

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Picolit …..  defined as “The noblest wine of Friuli”, a real treat of italian oenology. The peculiarity of this curious and delicate vine is the partial and (lucky) imperfect fertilization of the flower, which  determines a few, very concentrated grapes in each bunch.

From where it raises up?

Its origins are still shrouded in mystery: the name of the wine and the grape stems “PICOLIT” seems to be attributed to the term “pecòl – Picol” meaning “stalk” as it tends to emphasize the morphology of a cluster of reddish stalk and large . The first historical attestation of Picolit dates back to 1682 in a testamentary act is called: “A cask of wine sweet Piccolit,” although up to 700 ‘was an unknown wine.

The real history and fame are in fact linked to the life of the agronomist and Count Fabio Asquini from Fagagna (1726-1818), who despite being a teetotaler, he managed to set a real commercial and promotional project in the second half of the century: the wine was sold, taking advantage of the commercial hub of Venice, in major cities and European courts (in the Habsburg territories mostly) and also at the Popes. The operation was profitable due to the high added value of the wine (29 times higher than the average of the common wine prices at the time), the good storability and to selected customers: in 1785 reached its maximum of 4757 bottles from 0.61 liters sold. Already in the early 800 ‘and simultaneously to the death of Asquini, Picolit had begun a slow decline but continues to be cited by various authors: the Tuscan G.Gallesio inserts such as the only Friulian grapes (or grape of Friuli Piccolitto) in his “Italian Pomona ie Treaty of fruit trees” and it refers to a similar production system to the “solera” method used to produce the Cherry and Malaga.

The modern resurrection is linked to Perusini family at the beginning of the 900 ‘at the Rocca Bernarda. Giacomo Perusini began with re-establish the ancient vineyard of Picolit trying to find a solution to the main problem of the grape: its low productivity; by merit to revive the fame of wine thanks to a meticulous attention to quality, expanded and continued in the decades to come, to involve fans and reporters in this regard Luigi Veronelli in the first edition of “Wines of Italy” wrote: “I do not think there is in Italy the most noble wine of this … could be proud of all our wine only if it were possible to stabilize the cultivation and wine-making.”

With the “Decree 30 March 2006,” the italian Ministry of Agricolture acknowledged the Denomination of Origin Controlled and Guaranteed wine DOCG “Eastern Hills of Friuli Picolit”.

But how plays at the nose and in the mouth this buttonhole??

Picolit , whose grapes are harvested by hand in the fall, placed in the fruit, for the withering 60 days or so (thus losing 40% of the weight), stemmed and crushed and finally left to ferment (partly in steel tanks steel, part in oak barrels), appears as a wine with bright golden color.

The delicate and enveloping fragrance refers to honey, custard and white peach. The palate impresses with its compact texture, pleasant and intense sweetness. Any even hints of wood, depending on the time spent in the barrel and the degree of aging.

And how to taste the best ??

Of course, it should always be initially tasted alone, in order to grasp the complexity that comes through by drying and aging alcoholic marked notes (for the DOCG, the specification provides a minimum of 15%!)

Always sipping wine, pleasant surprises with pate fois gras, the buffalo’s ricotta and the acacia honey and also with pastries to butter or cream. Remarkable also with fresh cheeses such as the Robiola and Tuma de pairs.

We just have to try it!Now!

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